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determinando ELA, distribuzione dei toni, tabella di quantizzazione, contrasto, struttura, texture, varianza colore, spettro di magnitudo, basse frequenze, contorni, rilevamento bordi e dati EXIF/IPTC.
Lo strumento esegue sul file oltre 30 analisi forensi e restituisce, per ciascuna, un indicatore graduato (nessun indizio, debole, moderato, forte) con il metodo usato e i suoi limiti, oltre a un rapporto PDF con gli hash del file.
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Ogni analisi produce un indicatore graduato, accompagnato dal metodo usato e dai suoi limiti (pulsante «Metodo e limiti» in ogni scheda). Nessun indicatore, da solo, prova una manipolazione. I risultati vanno letti insieme, da un esperto, tenendo conto della storia del file (invio tramite social o app di messaggistica, passaggi in un editor).
Elenca i segmenti del file (APP, tabelle, commenti) e cerca dati accodati dopo la fine dell'immagine: un archivio ZIP, un documento o un'altra immagine nascosti in coda sono la forma più comune di contenuto occultato. Non vengono segnalati i dati in coda dichiarati da fotocamere e smartphone (foto multiple, Motion Photo).
Confronta le date di scatto, modifica e salvataggio, i software dichiarati, le dimensioni EXIF e quelle reali, il GPS e la storia di modifica Adobe (xmpMM:History), e ricostruisce una cronologia. I metadati si possono modificare, quindi questa analisi non dà mai da sola un indizio forte.
Verifica il manifest firmato che alcune fotocamere e alcuni software scrivono nel file (Leica, Sony, Nikon, Google Pixel, Adobe e altri). Se il manifest è valido, la provenienza è verificabile; se ha errori di integrità, il contenuto è cambiato dopo la firma.
Molte fotocamere salvano nel file una piccola copia dell'immagine. Se un editor modifica o ritaglia la foto senza aggiornare la miniatura, questa mostra ancora la versione originale.
Le tabelle di quantizzazione e di Huffman dipendono dal programma che ha salvato il JPEG. Se una foto dichiara di venire da una fotocamera ma ha le tabelle standard di una libreria, è stata risalvata dopo lo scatto (non per forza modificata nel contenuto).
MD5, SHA-1 e SHA-256 identificano esattamente il file analizzato (catena di custodia). Gli hash percettivi riconoscono la stessa foto anche se ricompressa o ridimensionata.
La luminanza viene ricompressa a molte qualità. Una regione compressa in precedenza a una qualità più bassa mostra un minimo d'errore proprio a quella qualità. Così si rilevano zone incollate da un'altra immagine JPEG, purché la griglia 8x8 sia allineata.
Una seconda compressione con tabelle diverse lascia periodicità regolari negli istogrammi dei coefficienti DCT. Significa che il file è stato ricompresso, in tutto o in parte: succede anche a foto autentiche passate da social o editor.
Stima la posizione della griglia 8x8 dei blocchi JPEG in tutta l'immagine e in finestre locali. Una regione con la griglia spostata proviene da un'altra immagine o da un ritaglio. La traccia sopravvive solo se il salvataggio finale è ad alta qualità (circa 95 o più).
In un JPEG compresso una sola volta, la prima cifra dei coefficienti DCT segue una legge di Benford generalizzata. Il test è sensibile soprattutto quando la seconda compressione ha qualità più alta della prima. È un indicatore globale: non localizza.
Mostra, con una scala di colore fissa, quanto cambia ogni zona ricomprimendo l'immagine. È una visualizzazione da interpretare: bordi netti, testo e texture fini danno valori alti anche nelle immagini autentiche.
Cerca porzioni dell'immagine duplicate in un'altra posizione, per coprire o moltiplicare oggetti. Usa due metodi complementari: il confronto a blocchi, che funziona anche nelle zone lisce, e i punti caratteristici SIFT con verifica geometrica, che trovano anche copie ruotate o scalate. Le texture periodiche (mattoni, tessuti) sono escluse.
Ingrandire, ridurre o ruotare un'immagine lascia correlazioni periodiche fra i pixel. Se riguardano tutta l'immagine sono solo un'informazione (la foto è stata ridimensionata); se riguardano una sola regione sono un indizio di inserimento.
Il sensore di una fotocamera acquisisce un solo colore per pixel e ricostruisce gli altri, lasciando un pattern regolare 2x2. Le regioni senza pattern, o con un pattern diverso, possono essere state inserite, ricampionate o generate. Il pattern non è misurabile su immagini ridimensionate o molto compresse, su scansioni e su screenshot.
Il filtro mediano serve a ridurre il rumore, a ritoccare la pelle e a cancellare tracce di elaborazione. L'analisi misura, nelle sole zone con texture, quanto l'immagine resta invariata applicando di nuovo il filtro: un'immagine già filtrata cambia poco.
Ogni fotocamera produce un rumore il cui livello dipende dalla luminosità. La mappa del rumore, stimata escludendo bordi e zone sature, evidenzia le regioni con rumore più alto o più basso del resto, tipiche di parti incollate da altre foto o ritoccate.
Le lenti spostano leggermente i canali rosso e blu rispetto al verde, in modo radiale dal centro ottico. L'analisi misura questo spostamento per blocchi e segnala le zone che non seguono il modello dell'obiettivo. Non è misurabile se l'aberrazione è stata corretta via software.
Stima la direzione della luce dai contorni degli oggetti (modello lambertiano) e confronta le stime fra oggetti diversi. La stima automatica è fragile: nel dubbio, il risultato è «dati insufficienti».
Raggruppa i segmenti rettilinei in famiglie che convergono verso gli stessi punti di fuga ed evidenzia i segmenti lunghi che non appartengono a nessuna famiglia. È un'analisi informativa.
Mappa descrittiva della direzione dei contorni. Non è un test di coerenza dell'illuminazione.
Nei formati senza perdita (PNG, BMP, TIFF) stima, con l'analisi RS e l'attacco chi-quadro, se i bit meno significativi dei pixel contengono dati; cerca inoltre messaggi nel formato della libreria Stegano. Nei JPEG i bit dei pixel decodificati non conservano dati: per questi file vale l'analisi della struttura del file.
Distribuzione dei valori per canale e dei toni di grigio. Denti a pettine regolari o zone vuote possono indicare regolazioni di livelli o curve.
Mostra le frequenze presenti nell'immagine. I picchi a multipli di 1/8 sono dovuti alla griglia JPEG; altri picchi isolati possono indicare retini di stampa, schermi fotografati o ricampionamento.
Contrasto, texture, varianza dei colori, rumore stimato del sensore, luminosità media, simmetria ed entropia descrivono l'immagine; da sole non indicano manipolazioni.